Intervista a Ivan Maglione, osteopata: dolore cervicale, percorsi personalizzati e autonomia del paziente
“Il trattamento dovrebbe adattarsi al paziente, non il paziente a un protocollo prestabilito.”
Il dolore al collo è uno dei disturbi più comuni e uno dei più difficili da inquadrare: c’è chi parla di «cervicale» per una rigidità al mattino, chi per un mal di testa che torna, chi per un fastidio che dura da anni. Ne parliamo con il Dott. Ivan Maglione, osteopata, laureato in Scienze Motorie e iscritto al ROI (Registro degli Osteopati d’Italia)
Via Vespucci 10128 Torino, Italy
«Il trattamento dovrebbe adattarsi al paziente, non il paziente a un protocollo prestabilito.»
Il dolore al collo è uno dei disturbi più comuni e uno dei più difficili da inquadrare: c’è chi parla di «cervicale» per una rigidità al mattino, chi per un mal di testa che torna, chi per un fastidio che dura da anni.
Ne parliamo con Ivan Maglione, osteopata.
Il dolore cervicale: capire prima di trattare
Come descriverebbe oggi il suo lavoro?
È un servizio integrato che prevede di progettare il percorso più adatto al singolo paziente e di assisterlo anche al di fuori dello studio, in modo da accompagnarlo nel raggiungere e mantenere gli obiettivi concordati.
Io e il mio staff ci occupiamo soprattutto di problematiche cervicali e dei sintomi associati, come vertigini, mal di testa e cefalee.
È quello che facciamo ogni giorno, con l’obiettivo di migliorarci ogni giorno.
Quando si parla di cervicale a quali disturbi ci si riferisce?
Le problematiche del tratto cervicale riguardano un vasto insieme di sintomi che spesso vengono riferiti dal paziente in maniera diversa.
Si va da una rigidità a dolori invalidanti, che si possono associare a mal di testa, instabilità o vertigini, parestesie (formicolii). Molto spesso non riguarda un singolo problema: si avvicina di più a un enigma da risolvere per poter aiutare concretamente il paziente.
Proprio per questo cominciamo l’indagine prima di ricevere il paziente in studio.
Il nostro lavoro si rivolge a chi convive da tempo con questi sintomi e vuole capire meglio cosa li mantiene. Molti soffrono di dolore cervicale e tocca a noi capire quale sia il percorso più adatto per ognuna di queste persone.
Perché un dolore cervicale che continua a tornare richiede un approccio personalizzato?
Due persone possono avere dolore nello stesso punto, ma storie, limitazioni e fattori che contribuiscono a mantenerlo completamente diversi.
Proprio per questo bisogna prima trovare la strada giusta per quella persona, altrimenti si rischia di ottenere solo un miglioramento temporaneo.
Il mio obiettivo è interrompere questo loop che conosciamo fin troppo bene, evitando che il paziente torni ogni volta al punto di partenza.
Il trattamento dovrebbe adattarsi al paziente, non il paziente a un protocollo prestabilito.
Postura, abitudini quotidiane e prevenzione
Quanto contano postura e abitudini quotidiane?
Contano molto. Il lavoro sedentario, l’uso prolungato di computer e smartphone e anche i traumi sportivi possono sovraccaricare il collo, giorno dopo giorno, senza che la persona se ne accorga.
Per questo non mi fermo a quello che succede durante la seduta. Guardo anche com’è organizzata la giornata della persona: come lavora, come sta seduta, quanto tempo passa davanti a uno schermo. Capire dove il collo viene sollecitato di più aiuta a ridurre i sovraccarichi e a evitare che il problema si ripresenti.
Che ruolo hanno gli esercizi e i consigli pratici?
Un ruolo fondamentale. Oltre al lavoro in studio, propongo esercizi posturali personalizzati e strategie terapeutiche, che la persona può eseguire a casa o in ufficio, e do indicazioni ergonomiche sulla postazione di lavoro e sulle abitudini di ogni giorno.
Credo molto nell’educazione alla prevenzione: spiegare alla persona come evitare i sovraccarichi e come gestire lo stress fisico le dà strumenti concreti da usare da sola, nei momenti in cui il collo comincia a dare segnali.
Se le persone fossero realmente informate potrebbero prendere decisioni decisamente migliori per la propria salute.
Autonomia e consapevolezza del paziente
Che ruolo ha l’autonomia del paziente nel suo modo di lavorare?
L’autonomia è uno degli obiettivi principali.
Non voglio che il paziente dipenda continuamente da un trattamento: voglio fornirgli gli strumenti per mantenere nel tempo i risultati ottenuti.
Questo significa insegnargli strategie, esercizi e modalità di gestione, spiegandogli cosa fare, come farlo e quando utilizzarlo, con la possibilità di ricevere assistenza quando ne ha bisogno.
Il risultato più importante non è aver bisogno di noi più a lungo, ma riuscire progressivamente ad averne sempre di meno.
Che messaggio vorrebbe lasciare a chi convive da tempo con un dolore al collo?
Semplicemente di non pensare che ormai sia normale averlo e di rassegnarsi.
Un dolore che dura da tempo non va dato per scontato: vale la pena farlo valutare da un professionista.