Eccellenze Sanitarie Italiane

Intervista alla Dott.ssa Mariagrazia Ingenito

Intervista alla Dott.ssa Mariagrazia Ingenito
“Prima di una diagnosi c’è sempre un bambino da comprendere”

Dottoressa Ingenito, il suo studio è oggi un punto di riferimento per la prevenzione e la riabilitazione logopedica in Campania. Come nasce la sua vocazione per questa professione?

La logopedia è una professione che ho scelto perché unisce scienza, relazione umana e possibilità concreta di incidere sulla qualità della vita delle persone. Fin dall’inizio del mio percorso professionale sono stata affascinata dal linguaggio, dalla comunicazione e da tutto ciò che permette a un bambino di esprimere pensieri, emozioni e bisogni.

Molto spesso si pensa che parlare sia un processo naturale e automatico, ma in realtà dietro una parola pronunciata correttamente esiste un sistema estremamente complesso che coinvolge aspetti cognitivi, motori, relazionali ed emotivi.

Accompagnare un bambino nel raggiungimento delle proprie competenze comunicative significa accompagnarlo nella costruzione della propria identità e della propria autonomia. È questa la parte più bella del mio lavoro.

Via Visitazione 70, Santa Maria la Carità, Campania NA

Lei sottolinea spesso che il linguaggio non coincide semplicemente con la capacità di parlare. Cosa significa esattamente?

È uno degli aspetti che cerco maggiormente di trasmettere alle famiglie.

Quando un genitore pensa al linguaggio tende a concentrarsi sulle parole. In realtà il linguaggio nasce molto prima della comparsa delle prime parole.

Nasce dallo sguardo condiviso, dall’attenzione verso l’altro, dalla capacità di ascoltare, imitare, comprendere, giocare e relazionarsi.

Lo sviluppo linguistico dipende dall’integrazione di numerose competenze: capacità cognitive, motorie, percettive, emotive e relazionali. Se uno di questi elementi presenta delle fragilità, anche il linguaggio può risentirne.

Per questo motivo la valutazione logopedica moderna non si limita a contare le parole che un bambino produce, ma osserva il bambino nella sua globalità.


Molti genitori si chiedono quando sia il caso di preoccuparsi per un possibile ritardo del linguaggio. Quali segnali meritano attenzione?

La prima cosa che dico sempre è di evitare sia il panico sia l’attesa passiva.

Ogni bambino ha i propri tempi, ma esistono tappe evolutive che ci aiutano a monitorare lo sviluppo.

Già nei primi mesi osserviamo la capacità di discriminare i suoni e la comparsa della lallazione. Tra i sei e gli otto mesi dovrebbe comparire la cosiddetta lallazione canonica, mentre intorno all’anno di età emergono generalmente le prime parole significative. Successivamente assistiamo a quella che definiamo “esplosione del vocabolario”, con una crescita progressiva delle competenze linguistiche.

Quando alcune tappe risultano particolarmente distanti dalle attese o quando il bambino mostra difficoltà comunicative persistenti, è utile richiedere una valutazione specialistica.
Valutare non significa necessariamente diagnosticare un disturbo. Significa comprendere meglio il percorso di sviluppo del bambino.

Questo concetto è molto presente anche nel suo libro “Una logopedista per amica”. Come nasce questo progetto editoriale?

Nasce dall’esperienza quotidiana con le famiglie.

Negli ultimi anni ho osservato un fenomeno sempre più frequente: la tendenza a cercare risposte immediate e a trasformare ogni difficoltà in una possibile etichetta diagnostica.

Con il libro ho voluto proporre una riflessione diversa: osservare prima di definire, comprendere prima di classificare.

La diagnosi è fondamentale quando necessaria, ma non può diventare il punto di partenza automatico di ogni percorso.

L’obiettivo del libro è aiutare genitori, insegnanti ed educatori a sviluppare uno sguardo più consapevole sullo sviluppo infantile, comprendendo l’importanza dei prerequisiti che sostengono il linguaggio e l’apprendimento.


Nel libro affronta anche temi molto attuali come DSA, ADHD, bilinguismo e balbuzie. Perché è importante parlarne correttamente?

Perché viviamo in un’epoca caratterizzata da una grande quantità di informazioni, ma non sempre da una corretta interpretazione delle stesse.

Spesso le famiglie arrivano in studio dopo aver letto contenuti contrastanti online e si trovano confuse o spaventate.

Il mio obiettivo è riportare l’attenzione sulla persona e sul contesto.

Ad esempio, il bilinguismo non rappresenta automaticamente un problema, così come una difficoltà attentiva non corrisponde necessariamente a un disturbo. Ogni situazione richiede un’osservazione attenta, competente e personalizzata.

Generalizzare rischia di creare inutili allarmismi e di non aiutare realmente il bambino.

Quanto è importante il ruolo dei genitori durante un percorso logopedico?

È fondamentale.

La terapia non si esaurisce nella stanza del logopedista. I progressi più significativi avvengono quando famiglia e professionista lavorano insieme.

I genitori non devono sentirsi giudicati o colpevolizzati. Devono sentirsi parte attiva del percorso.

Per questo motivo dedico molto spazio al counseling familiare, spiegando non solo cosa fare, ma soprattutto perché farlo.

Quando mamma e papà comprendono i meccanismi dello sviluppo linguistico e imparano a sostenere il bambino nella quotidianità, i risultati diventano molto più efficaci e duraturi.


Nel suo studio la parola “prevenzione” ricorre spesso. Perché è così importante?

Perché intervenire precocemente significa offrire maggiori opportunità.

La prevenzione non consiste nel cercare problemi ovunque, ma nel riconoscere tempestivamente eventuali fragilità prima che possano trasformarsi in difficoltà più strutturate.

Un’osservazione precoce permette di sostenere lo sviluppo nelle sue fasi più plastiche, quando il cervello del bambino possiede straordinarie capacità di adattamento e apprendimento.

Questo vale per il linguaggio, ma anche per gli aspetti relazionali, cognitivi e scolastici.


Lei ha scritto anche un approfondimento sull’evoluzione della professione del logopedista in Italia. Come è cambiato questo ruolo negli anni?

La logopedia ha compiuto un percorso molto importante.

In passato era spesso associata esclusivamente ai disturbi della pronuncia. Oggi sappiamo che il logopedista interviene in un ambito molto più ampio che comprende linguaggio, comunicazione, apprendimento, voce, deglutizione e funzioni orali.

Si tratta di una professione sanitaria altamente specializzata che lavora frequentemente all’interno di équipe multidisciplinari, collaborando con neuropsichiatri infantili, psicologi, pediatri, insegnanti e altre figure professionali.

L’obiettivo è sempre lo stesso: migliorare la qualità di vita della persona attraverso la comunicazione.

Qual è la soddisfazione più grande che le regala questo lavoro?

Vedere un bambino che riesce finalmente a comunicare ciò che pensa e ciò che prova.

Può trattarsi della prima parola pronunciata, della prima frase costruita correttamente o semplicemente della conquista di una maggiore sicurezza nelle relazioni con gli altri.

Dietro ogni progresso c’è un percorso fatto di impegno, collaborazione e fiducia reciproca.

Quando una famiglia ti racconta che il proprio bambino è più sereno, più autonomo e più sicuro di sé, capisci che il lavoro svolto ha avuto un impatto reale sulla sua vita.


Perché la Dott.ssa Mariagrazia Ingenito è stata selezionata tra le Eccellenze Sanitarie Italiane?

Credo che il motivo risieda nell’approccio che cerco di portare avanti ogni giorno: una logopedia fondata sulle evidenze scientifiche, ma profondamente centrata sulla persona.

Ogni bambino è unico e merita un percorso costruito sulle proprie caratteristiche, sui propri tempi e sulle proprie potenzialità.

Il mio obiettivo non è soltanto trattare una difficoltà, ma aiutare il bambino e la sua famiglia a sviluppare strumenti, consapevolezza e fiducia nel futuro.

Perché dietro ogni parola che nasce, ogni suono che prende forma e ogni competenza che si sviluppa, c’è sempre una storia che merita di essere ascoltata.

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