Eccellenze Sanitarie Italiane

Intervista al Dott. Paolo Piovanello: chirurgia generale, proctologia ed endoscopia tra esperienza, innovazione e attenzione al paziente

Intervista al Dott. Paolo Piovanello: chirurgia generale, proctologia ed endoscopia tra esperienza, innovazione e attenzione al paziente

“La buona chirurgia non è solo tecnica: è diagnosi accurata, scelta appropriata del trattamento e accompagnamento del paziente”

Dottore, come descriverebbe oggi il suo profilo professionale?

Il mio percorso nasce nella chirurgia generale e si è sviluppato negli anni anche nella chirurgia toracica, nella colonproctologia e nell’endoscopia digestiva, ambiti che oggi rappresentano una parte centrale della mia attività. A questo si aggiunge un interesse costante per la chirurgia mini-invasiva e per tutte quelle procedure che permettono di trattare il paziente in modo efficace, ma con un impatto post-operatorio più contenuto. Nel tempo ho affiancato alla pratica clinica anche un perfezionamento specifico in colonproctologia ed endoscopia digestiva e un Master di II livello in Chirurgia Proctologica e del Pavimento Pelvico, perché credo che in settori così delicati la formazione debba essere continua e molto concreta.

Via Carlo Romagnoli, 29/A, 04100 Latina LT

“La buona chirurgia nasce da una diagnosi precisa e da un trattamento realmente personalizzato”

Dottore, come descriverebbe oggi il suo profilo professionale?

Il mio percorso nasce nella chirurgia generale e si è arricchito nel tempo con competenze specifiche in chirurgia toracica, colonproctologia, endoscopia digestiva ed endoscopia bronchiale. Ho sempre ritenuto fondamentale non fermarsi mai alla formazione iniziale, ma continuare ad aggiornarsi e specializzarsi in ambiti che permettono di offrire al paziente una presa in carico più completa.

Per questo ho approfondito in particolare la colonproctologia e l’endoscopia digestiva, fino a conseguire anche un Master di II livello in Chirurgia Proctologica e del Pavimento Pelvico. Si tratta di un settore estremamente delicato, in cui l’esperienza, la precisione diagnostica e la scelta della tecnica più adatta possono incidere in maniera determinante sulla qualità di vita del paziente.


La sua attività si divide tra ospedale, ambulatorio e docenza. Quanto conta questa integrazione?

Conta moltissimo, perché ogni ambito completa e rafforza gli altri.

L’attività ospedaliera mi consente di affrontare casi complessi sia in urgenza sia in elezione, lavorando in sala operatoria con interventi di chirurgia generale, laparoscopica e proctologica. In parallelo, l’attività ambulatoriale mi permette di seguire il paziente in modo più diretto e continuativo, dalla diagnosi iniziale alla scelta terapeutica fino ai controlli successivi.

La docenza, poi, rappresenta un altro aspetto centrale del mio percorso. Insegnare presso l’Università di Roma “La Sapienza” – Polo Pontino nei corsi di area infermieristica e medica significa restare costantemente aggiornato, confrontarsi con i giovani professionisti e trasmettere un metodo di lavoro rigoroso, fondato sulla competenza ma anche sulla chiarezza e sull’umanità.


In quali ambiti si concentra maggiormente la sua attività?

Una parte importante del mio lavoro riguarda le patologie proctologiche e gastrointestinali, oltre alla chirurgia generale. Mi occupo frequentemente di emorroidi, ragadi anali, fistole perianali e sacrococcigee, ernie inguinali e crurali, laparoceli, rettocele, calcolosi della colecisti e disturbi funzionali come la stipsi ostinata o i problemi legati al pavimento pelvico.

Accanto a questo, svolgo anche attività di endoscopia digestiva, con esami diagnostici e operativi, e mi occupo di chirurgia ambulatoriale, day surgery e procedure che spaziano dall’asportazione di lesioni cutanee fino all’impianto di dispositivi venosi centrali e PICC.

Questo approccio trasversale mi consente di seguire il paziente in modo completo, senza limitarmi al singolo sintomo ma cercando di comprenderne il quadro clinico generale.


Quanto è importante la visita specialistica precoce, soprattutto in ambito proctologico?

È molto importante, perché molte patologie proctologiche tendono a essere trascurate, sia per imbarazzo sia perché spesso i sintomi vengono sottovalutati. In realtà, disturbi come sanguinamento, dolore, prurito, senso di peso, difficoltà evacuative o prolasso non andrebbero mai ignorati.

Un sanguinamento, per esempio, viene spesso attribuito genericamente alle emorroidi, ma può avere cause diverse che richiedono un corretto inquadramento. È per questo che la visita specialistica è fondamentale: permette di capire con precisione la natura del problema e di impostare il trattamento più appropriato, evitando ritardi e peggioramenti.

Intervenire precocemente significa spesso poter ricorrere a terapie meno invasive e ottenere un recupero migliore.

“Oggi molte patologie possono essere trattate con approcci meno invasivi e più tollerabili per il paziente”

Parliamo di emorroidi: oggi esistono alternative alla chirurgia tradizionale?

Sì, e questo è un aspetto molto importante da chiarire ai pazienti. Non tutti i casi di malattia emorroidaria richiedono un intervento chirurgico, e anche quando questo si rende necessario, oggi esistono tecniche molto più evolute rispetto al passato.

Il primo passo resta sempre una corretta valutazione clinica, associata a misure igienico-dietetiche mirate: migliorare la regolarità intestinale, correggere la stitichezza, aumentare l’apporto di fibre e liquidi, evitare la sedentarietà e ridurre i fattori che aggravano la patologia.

Quando queste strategie non bastano, è possibile ricorrere a trattamenti ambulatoriali mini-invasivi, come la legatura elastica, la scleroterapia o metodiche più innovative. Nei quadri più avanzati si prendono in considerazione tecniche chirurgiche che puntano non tanto ad asportare, quanto a ripristinare la corretta anatomia e funzione del tessuto emorroidario.


Ci spiega in cosa consiste la SMITH del plesso emorroidario?

La SMITH del plesso emorroidario rappresenta una delle frontiere più interessanti nel trattamento della malattia emorroidaria. Il concetto alla base è diverso rispetto ad altre tecniche: non si punta a rimuovere o distruggere il tessuto emorroidario, ma a ripristinarne la struttura e la funzione, trattando il quadro di insufficienza del circolo venoso anorettale.

La procedura prevede l’iniezione ambulatoriale di una soluzione specifica, chiamata Bisclero, con l’obiettivo di ridurre l’infiammazione, favorire un processo rigenerativo e migliorare il trofismo dei tessuti. Si tratta di un trattamento che, secondo il protocollo, viene eseguito in più sedute distribuite nel tempo, generalmente ogni due mesi.

Uno dei vantaggi principali è la buona tollerabilità: il paziente, nella maggior parte dei casi, può tornare rapidamente alle sue normali attività quotidiane. Naturalmente, la scelta di questa metodica deve sempre nascere da una valutazione specialistica dettagliata e personalizzata.


Quali altri trattamenti proctologici esegue più frequentemente?

Mi occupo frequentemente del trattamento di ragadi anali, fistole perianali, prolasso rettale, ascessi anali e fistola sacrococcigea, che tratto anche con approccio mini-invasivo quando indicato.

Nel caso della fistola sacrococcigea, per esempio, l’obiettivo è offrire al paziente un trattamento efficace ma con un impatto post-operatorio più contenuto, favorendo una ripresa rapida delle normali attività.

In ambito ambulatoriale eseguo anche procedure come la legatura elastica delle emorroidi, la sclerosi con scleromousse, il drenaggio di ascessi e piccoli interventi chirurgici che consentono di risolvere problemi comuni in modo rapido e sicuro.


Lei si occupa anche di ernie e calcolosi della colecisti. Come vengono affrontate queste patologie?

Le ernie inguinali e crurali sono patologie molto frequenti e nella maggior parte dei casi la diagnosi è clinica, cioè si basa su una visita chirurgica accurata. In casi selezionati può essere utile completare l’inquadramento con un’ecografia, soprattutto quando il quadro non è immediatamente evidente.

Per quanto riguarda la calcolosi della colecisti, è una patologia molto comune: talvolta i calcoli sono del tutto asintomatici, altre volte provocano sintomi come dolore addominale, cattiva digestione, gonfiore o vere e proprie coliche biliari. In questi casi è fondamentale valutare bene il quadro clinico e decidere se sia indicato un trattamento chirurgico, che oggi viene eseguito nella maggior parte dei casi con tecnica laparoscopica, quindi mini-invasiva.

“Una diagnosi accurata è il primo passo per scegliere il trattamento giusto”

Quanto sono importanti esami come anoscopia e manometria anorettale?

Sono esami estremamente importanti perché permettono di inquadrare con precisione patologie che spesso, clinicamente, possono presentarsi in modo simile.

L’anoscopia è un esame rapido, ambulatoriale e generalmente ben tollerato, che consente di visualizzare la mucosa dell’ano e del canale anale. È molto utile in presenza di emorroidi, ragadi, fistole, sanguinamento rettale, polipi o altre alterazioni della regione anorettale.

La manometria anorettale, invece, è un esame funzionale che studia l’efficienza degli sfinteri anali, la sensibilità del retto e il corretto coordinamento della defecazione. È particolarmente utile nei casi di stipsi cronica, incontinenza, defecazione ostruita, disturbi del pavimento pelvico o esiti post-partum e post-chirurgici.

In molti casi, questi esami permettono di capire non solo dove sia il problema, ma anche come funzioni realmente il distretto anorettale, e quindi di personalizzare meglio la terapia.


Molti pazienti temono la gastroscopia. La gastroscopia transnasale può essere una valida alternativa?

Sì, e in molti casi rappresenta una soluzione molto apprezzata dai pazienti.

La gastroscopia transnasale indolore viene eseguita con una sonda molto più sottile rispetto a quella tradizionale, inferiore ai 5 mm di diametro, che viene inserita attraverso una narice invece che dalla bocca. Questo elimina quasi completamente il fastidio legato ai conati, alla nausea e alla sensazione di soffocamento che spesso rendono l’esame tradizionale poco tollerato.

Uno dei vantaggi principali è che il paziente può respirare e parlare durante l’esame, collaborando con il medico in modo sereno. Inoltre, la metodica mantiene un’elevata affidabilità diagnostica e permette anche di eseguire biopsie. È particolarmente utile in pazienti anziani, fragili, cardiopatici o in tutti quei casi in cui la sedazione non è consigliabile o non è ben tollerata.


Accanto all’endoscopia, continua a svolgere una intensa attività chirurgica. Quanto è importante questa visione completa?

Per me è fondamentale. Avere una visione che integra diagnosi, endoscopia e chirurgia permette di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso, senza frammentare la cura.

Molti disturbi digestivi o proctologici richiedono una valutazione che non si limiti al singolo sintomo, ma che tenga conto della funzionalità, della possibile necessità di un esame endoscopico e dell’eventuale indicazione chirurgica.

Poter unire questi aspetti significa offrire al paziente un percorso più coerente, rapido e personalizzato, riducendo passaggi inutili e migliorando l’efficacia complessiva della presa in carico.


Anche la docenza fa parte stabilmente del suo percorso. Che valore ha per lei la formazione?

Ha un valore enorme. In medicina, la formazione non è mai qualcosa che si conclude: è un processo continuo.

Essere docente presso il Polo Pontino dell’Università “La Sapienza” mi consente di trasmettere conoscenze, ma anche metodo e senso di responsabilità ai futuri professionisti sanitari. Ho insegnato in diversi contesti, dai corsi di laurea alle attività formative per operatori socio-sanitari, affrontando discipline come anatomia, fisiologia, geriatria, medicina interna e chirurgia generale.

Credo che formare bene chi lavorerà nella sanità domani sia una parte importante del nostro dovere professionale.


Perché il Dott. Paolo Piovanello è stato selezionato tra le Eccellenze Sanitarie Italiane?

Perché il suo profilo riunisce elementi che oggi definiscono una vera eccellenza sanitaria: solida formazione specialistica, esperienza ospedaliera, attività chirurgica e ambulatoriale, competenze in proctologia ed endoscopia, utilizzo di tecniche mini-invasive e un forte impegno nella formazione universitaria.

A questo si aggiunge un approccio centrato sul paziente, sulla personalizzazione delle cure e sulla scelta del trattamento più appropriato in base al singolo caso.

È questa combinazione tra competenza, esperienza, innovazione e attenzione concreta alla persona a rendere il Dott. Piovanello una figura di riferimento nel suo ambito.